7. OBIETTIVI  LEICA  NON  COSTRUITI  DA  LEICA

7. OBIETTIVI LEICA NON COSTRUITI DA LEICA

Vintage

Leone

In apertura tre obiettivi Leitz, marcati come prodotti Leitz, venduti a prezzi altissimi, ma costruiti in realtà da Shneider, Sigma e Minolta. Sopra, una batteria di diaproiettori Leitz, marcati Leitz, cari, costosi e costosissimi. Su 7 modelli, uno solo è realmente costruito da Leitz, l'ultimo in basso a sx. Degli altri 6, solo uno, l'RT, costruito da Kodak, è di livello alto. Gli altri sono Zeiss, un paio discreti, gli altri economici. In questo caso non c'è un involucro esterno diverso che giustifichi una variazione di prezzo. Cambia solo la scritta. Prezzi stellari, al solito
OBIETTIVI LEICA NON COSTRUITI DA LEICA

(E “COLLABORAZIONI” VARIE)

Chi costruisce cosa. Nella vasta produzione Leitz, fatta di fotocamere, obiettivi, binocoli, cannocchiali, microscopi, proiettori, cavalletti, borse, motori e un’infinità di altri accessori, ci sarà stato inizialmente un tempo in cui questi prodotti erano pochissimi e tutto era costruito direttamente in casa.

Poiché la cosa più prestigiosa, e costosa, erano i corpi macchina e le ottiche, a un certo punto fu naturale che ci si concentrasse soprattutto su questi. E man mano si demandò la costruzione di altri prodotti meno importanti, o di componenti, ad altre ditte, il cosiddetto indotto. Cosa normalissima in qualunque ambito industriale.

Tuttavia, soprattutto da quando l'azienda fu venduta dalla famiglia Leitz, questa cosa prese una piega grottesca. La Kern svizzera ad esempio, uno dei primi acquirenti, puntava esclusivamente su risparmio e profitto.

La pubblicità batteva sempre il tasto del “Made in Germany”, sottolineando la differenza tra i prodotti tedeschi e tutti gli altri. Se a una fiera andavi in uno stand Leitz e chiedevi qualcosa che avesse attinenza con materiale giapponese, o facevi un paragone, ti guardavano con un’aria disgustata, da chi nemmeno si abbassava a fare confronti. Lo stesso accadeva da parte degli autori che scrivevano del marchio. Tutto ciò che non era tedesco, soprattutto Leitz, veniva visto come qualcosa di inferiore. Tutta scena, in realtà c'era poco da fare gli schizzinosi.

La cosa col tempo prese la mano, e Leitz e il made in germany diventarono purezza e tutto il resto, spazzatura.

Sia chiaro, per un certo tempo, e per certi prodotti, non è che non fosse vero. I corpi Leica M, le ottiche M, i corpi Leicaflex, le ottiche R, tutto quanto prodotto realmente da Leitz era effettivamente al top. Non sempre il top! Ma sicuramente al top. Cioè fra il meglio della produzione mondiale. Ma col tempo le cose cambiarono.

Sia come sia, il risultato fu che sì, germany era il top ma, come conseguenza inevitabile, tutto ciò che non lo era, per i patiti di Leica, era pattume. Effettivamente, tra i prodotti Japan vi era anche la fascia economica, inesistente in Leitz. Per cui con questa non c’era assolutamente storia. Ma tra la produzione Japan non vi era solo la fascia economica, anzi nel tempo si svilupparono anche una fascia media ed una elevata, e quest’ultima in alcuni casi, come abbiamo visto, cominciò ad essere competitiva. Al che, incalzati, la cosa si incattivì ancor più. Quanto più i prodotti giapponesi erano competitivi, tanto più si rimarcava questo distacco, sempre meno reale, in realtà.

La cosa diventò comica quando Leica cominciò ad avere bisogno dei giapponesi. Corpi macchina, accessori, perfino obiettivi, vero orgoglio del marchio, attingevano dalla produzione nipponica. Ma, soprattutto chi vendeva, chi ci lucrava, management, venditori, commercianti, riviste, e poi soprattutto i patiti del marchio, continuavano imperterriti con la menata del made in germany buono e il made in japan schifo.

Alla fine, il rifiuto verso il non germany fu introiettato così tanto dalla clientela, che gli si rivoltò contro.

Made in cosa? A un certo punto infatti, i prodotti Leica costruiti né da Leitz né in Germania diventarono troppi. Perché Leica costruiva un po’ dappertutto. Ad esempio in Canada, direttamente. Prodotti eccellenti, veramente Leitz, progettati e costruiti in proprio, appunto in Canada. Su tutti la blasonatissima serie Summicron R.

Summicron Leitz 35mm, 50mm, 90mm. Il 35 in foto è "germany", ma vi erano anche versioni "canada". 50 e 90 invece sono canadesi.
Oppure la bandiera di Leitz del tempo, il mirabile APO-TELYT-R 180mm f/3.4, un obiettivo di qualità leggendaria.
Leitz Apo-telyt 180/3.4, obiettivo considerato giustamente mitico di Leica. Costruito in Canada.
Tutto bene? Mmmm, non proprio. I puristi assoluti rognavano ugualmente, quel Made in Canada stonava tantissimo. Quando un'ottica Leitz era germany, veniva sottolineato tre volte. Poi fu la volta del Portogallo, con cui le cose non andarono altrettanto bene. I corpi macchina elettronici ivi costruiti, e il resto della produzione, es. i proiettori, non davano grosse garanzie di affidabilità come prima. Ma comunque fin qui tutto avveniva in casa, così almeno si diceva.

Fatto sta che a un certo punto arrivò pure il critico made in japan. E per giunta in ambito ottico, cosa insopportabile. Prima con Minolta, e passi. Cosa fece Leitz per ovviare all’orripilante made in japan? Inizialmente, con la scusa che il barilotto era tedesco, arrivò a marcare “made in germany” ad esempio il Leica Elmarit-R 24mm F/2.8 alias Minolta Rokkor-SI 24mm F/2.8. Chiaramente fu un segreto di pulcinella, le stesse riviste dell’epoca criticarono la cosa, e così (anche per evitare grosse grane legali), si rassegnarono e cominciarono a marcare made in japan anche il cuore della loro produzione, le ottiche.

La prima collaborazione con Minolta: da Minolta Rokkor-SI 24mm F/2.8 alla sua versione "germany", Leica Elmarit-R 24mm F/2.8 del 1974. Nel medesimo anno ebbe luogo la stessa operazione tra Rokkor 80-200mm F/4.5, trasformato in Vario-Elmar-R 80-200mm F/4.5
Poi sfruttò addirittura anche Sigma, un costruttore universale di ottiche molto economiche, al tempo.

Leitz e Japan nella stessa frase, un ossimoro. Di più, una contraddizione in termini, incredibile😊.

Come già accennato, oltre alla meccanica fine, il grande pregio di Leica fin dagli albori, è sempre stata la qualità ottica delle lenti prodotte, in certi casi proverbiale. Tuttavia, pur essendo all’apice mondiale come costruttore di ottiche, Leica non disdegnava (come certo non disdegna tuttora) di rivolgersi ad altri costruttori per la produzione di qualunque altra cosa, dunque anche di ottiche. A volte di tipologia particolare, come ad esempio i decentrabili, altre volte invece ottiche abbastanza normali, tranquillamente producibili da qualunque costruttore. Inspiegabilmente, a meno di malignare.

La stessa cosa aveva fatto con le fotocamere non esclusivamente meccaniche, le analogiche telemetro Leica M e reflex Leicaflex, ossia con le elettroniche come abbiamo visto ( https://www.alcedo-photo-art.it/blog/leone-admin/le-reflex-leica-e-la-fine-del-mito-made-in-germany ) Almeno le R3, R4, R5, R7 e loro varianti, come ammesso dalla casa stessa, non erano altro che il rifacimento, teoricamente in meglio, molto teoricamente, di fotocamere elettroniche di medio livello della Minolta, in particolare XE-1 e XD-7.

La prima operazione di "collaborazione" relativa ai corpi. Dalla Minolta XE-1 alla Leica R3
Per non parlare di tutta l'operazione Leica-Minolta CL, un tentativo di creare una serie di fotocamere a telemetro con attacco M di prezzo più abbordabile, ovviamente fatte da Minolta. Solo che andò talmente bene da far calare le vendite delle costosissime Leica M, per cui dopo soli 3 anni preferirono bloccarne la produzione.
Leica CL e Minolta CLE
PERCHÉ LO FACEVA?

Nel caso delle fotocamere elettroniche, come anche Zeiss, perché effettivamente non disponeva di questa tecnologia, molto sviluppata invece in Giappone. E disporne, significava investimenti enormi, tempi lunghi, e senza neanche la sicurezza di riuscire a ottenere prodotti realmente a posto. Diversamente da Zeiss, che nelle fotocamere Contax non interveniva nella produzione, demandandola interamente a Yashica, Leica aveva la presunzione di volerci mettere materialmente mano, alla fine. Magari per poter evitare poi l’odiata scritta “made in japan”, e forse proprio questo intervento misto alla fine non dava i risultati sperati. Piuttosto che investire enormi capitali, col rischio di non venirne nemmeno a capo (cosa che in alcuni casi avvenne puntualmente lo stesso, appunto le succitate R3, R4, etc.), molto meglio una più conveniente collaborazione. Così, fra l’altro, se qualcosa andava storto, come andò, agli occhi della clientela si poteva sempre attribuirne la responsabilità al partner. Cosa che puntualmente avveniva. Come se queste fotocamere non fossero comunque marchiate Leica e non costassero un occhio della testa. Gli appassionati infatti, poco generosamente, davano tutte le colpe a Minolta, quando qualcosa non andava. Mentre in realtà le fotocamere Minolta prodotte in Giappone non avevano alcun problema particolare. Fra l’altro, come già detto, la scelta di far derivare R3, R4, etc., da corpi macchina di livello medio, non realmente professionale, non fu certo felice. Come si dice, non si fanno le nozze coi fichi secchi. Diverso sarebbe stato se questa operazione l’avessero fatta con la fantastica professionale Minolta XM.

La clientela, sempre molto tollerante, ci passava sopra, almeno c’erano le bellissime ottiche originali a compensare.

Ma nel caso delle ottiche, al tempo quasi nessuno se ne faceva costruire da altri, come Leica.

Yashica costruiva alcune ottiche per Zeiss, ma erano ottiche Zeiss a tutti gli effetti, le più semplici. Per loro era inutile appesantire la fabbrica tedesca con le ottiche più facili da fare, dovendole poi per giunta vendere a prezzo molto maggiorato. Invece le ottiche Zeiss costruite in Giappone erano proprio le più economiche.

I Contax fabbricati da Yashica non erano ottiche preesistenti di Yashica che venivano rimarcate Zeiss. Zeiss non rimarcava come Contax obiettivi di altri. Anzi, dichiarava la collaborazione già nella denominazione della baionetta, detta appunto Contax-Yashica. E ovviamente erano marcati "japan". Insomma, in generale ognuno si faceva i suoi obiettivi.

Alcune ottiche Zeiss per C-Y "made in japan" Da sx Distagon 35/2.8, Planar 50/1.7, Planar 50/1.4, S-Macro Planar 60/2.8
Leica, invece, con la posizione e la fama di leader mondiale di cui godeva, non avrebbe dovuto avere di questi problemi.

Il motivo, comunque, per tutti, come nel caso Zeiss, al di là delle fantasie inventate ad arte, era sempre lo stesso, diminuire i costi e aumentare i profitti, al solito.

Spesso si proponeva un prodotto inferiore a un prezzo solo leggermente minore, oppure talvolta a prezzo Leica pieno, evitando così gli elevati costi di ricerca, sviluppo e produzione. A spese dell’utenza, che comprava un prodotto con un marchio super blasonato e prezzo conseguente, mentre in realtà riceveva un prodotto fatto altrove da altri, a volte anche al risparmio. Zeiss, oltre a mettere il suo nome, metteva fin da subito anche “made in japan”. Leica invece ha sempre ciurlato nel manico, in questo, e rimarchiava “made in germany” o comunque dove aveva le fabbriche, Portogallo o Canada, come se fosse un prodotto interamente fatto in casa. L’importante era che non avesse l’odiatissima (dai clienti) scritta “made in japan”, rivelando però così la malizia insita nell’operazione.

Il fatto è che la cosa si dimostrò molto redditizia, e pertanto Leica, visti i buoni risultati di vendita, grazie alla affezionata clientela, ci prese gusto, e continuò con questa politica del rimarchiare col proprio nome prodotti altrui come nessun altro. Niente di male, anche perché col proprio marchio offriva prodotti con una qualità, certamente non sempre al top, ma comunque da loro garantita. E una grossa fetta di utenza alla fine si abituò. Erano comunque buoni prodotti. Certo, uno zoomettino economico della Sigma, venduto dalla Sigma aveva un prezzo. Lo stesso, marcato Leitz, costava 10 volte tanto.

Gruppo di ottiche Leitz R, in ordine di altezza. Da sx in alto: 250/4, 70-210/4, 180/2.8, 180/3.4 Apo, 180/4, 135/2.8. Da sx in basso: 90/2.8, 90/2, 35/2, 24/2.8, 50/2
Sia come sia, Leica, durante il suo sviluppo, mise in commercio diversi obiettivi per il sistema reflex.

In tutto una settantina:

1. Fisheye-Elmarit-R 16mm F 2.8

2. Super-Elmar-R 15mm F 3.5

3. Super-Elmarit-R 15mm F 2.8

4. Elmarit-R 19mm F 2.8

5. Elmarit-R 19mm F 2.8

6. Super-Angulon-R 21mm F 4

7. Super-Angulon-R 21mm F 3.4

8. Elmarit-R 24mm F 2.8

9. Elmarit-R 28mm F 2.8

10. Elmarit-R 28mm F 2.8

11. Elmarit-R 35mm F 2.8

12. Elmarit-R 35mm F 2.8

13. Summicron-R 35mm F 2

14. Summicron-R 35mm F 2

15. Summilux-R 35mm F 1.4

16. Summicron-R 50mm F 2

17. Summicron-R 50 mm F 2

18. Summilux-R 50mm F 1.4

19. Summilux-R 50mm F 1.4

20. Summilux-R 80mm F 1.4

21. Elmarit-R 90mm F 2.8

22. Elmarit-R 90mm F 2.8

23. Summicron-R 90mm F 2

24. APO-Summicron-R 90mm F 2 ASPH.

25. Elmarit-R 135mm F 2.8

26. Elmarit-R 135mm F 2.8

27. Elmar-R 180mm F 4

28. APO-Telyt-R 180mm F 3.4

29. Elmarit-R 180mm F 2.8

30. Elmarit-R 180mm F 2.8

31. APO-Elmarit-R 180mm F 2.8

32. APO-Summicron-R 180mm F 2

33. Telyt-R 250mm F 4

34. Telyt-R 250mm F 4

35. APO-Telyt-R 280mm F 4

36. APO-Telyt-R 280mm F 2.8

37. Module APO-Telyt-R 280mm F 2.8

38. Telyt-R 350mm F 4.8

39. Telyt-R 400mm F 6.8

40. Telyt-R 400mm F 5.6

41. Module APO-Telyt-R 400mm F 4

42. APO-Telyt-R 400mm F 2.8

43. Module APO-Telyt-R 400mm F 2.8

44. MR-Telyt-R 500mm F 8

45. Telyt-R 560mm F 6.8

46. Telyt-R 560mm F 5.6

47. Module APO-Telyt-R 560mm F 5.6

48. Module APO-Telyt-R 560mm F 4

49. Telyt-S 800mm F 6.3

50. Module APO-Telyt-R 800mm F 5.6

51. Macro-Elmarit-R 60mm F 2.8

52. Macro-Elmar 100mm F 4 Soffietto

53. Macro-Elmar-R 100 mm F 4

54. APO-Macro-Elmarit-R 100mm F 2.8

55. PC-Super-Angulon-R 28mm F 2.8

56. Schneider-Kreuznach PA-Curtagon 35mm F 4

57. Vario-Elmar-R 21-35mm F 3.5-4 ASPH.

58. Vario-Elmar-R 28-70mm F 3.5-4.5

59. Vario-Elmarit-R 28-90mm F 2.8-4.5 ASPH.

60. Vario-Elmar-R 35-70 mm F 4

61. Vario-Elmar-R 35-70mm F 3.5

62. Vario-Elmarit-R 35-70mm F 2.8 ASPH.

63. Zoom 45-90mm F 2.8

64. Vario-APO-Elmarit-R 70-180mm F 2.8

65. Vario-Elmar-R 70-210mm F 4

66. Vario-Elmar-R 75-200mm F 4.5

67. Vario-Elmar-R 80-200mm F 4.5

68. Vario-Elmar-R 80-200mm F 4

69. Vario-Elmar-R 105-280mm F 4.2

Di questi, alcuni li produsse in proprio. Altri se li fece costruire. Insomma, perché Leica si facesse costruire determinate ottiche, (prestando il fianco a parecchi malumori, più che dell’utenza, sempre molto tollerante e ignara, degli addetti ai lavori, segnatamente rivenditori e giornalisti) rimane un mistero, almeno ufficialmente. Coi grandangoli aveva una vera e propria idiosincrasia, mai guarita, tanto più quanto più era corta la focale. Con le altre ottiche, non si riesce a vedere altro che una questione di profitto. Lo stesso con gli zoom.

Ci metteva una pezza, più che altro. Con prodotti che non gli andava di produrre, ma che non potevano mancare in un sistema fotografico di vertice, come voleva porsi.

Prodotti di livello prestazionale (sempre) e costruttivo (spesso) nettamente inferiore alla produzione originale, ma al prezzo pieno degli originali. Confidando molto nella pazienza e la condiscendenza della riverente clientela, che mai si sarebbe permessa di mettere in discussione le scelte del marchio, anzi le difendeva pure puntualmente, e con le più “ingegnose” giustificazioni.

Clientela capace di acquistare senza fiatare, a prezzo Leica, 2.5 milioni di lire di 40 anni fa, anche un economico zoometto Sigma con f variabile 28-70mm f3.5-4.5 da 250mila lire, rimarchiato. Da 250.000 lire a 2.500.000 lire. Questo era il motivo del mistero. Senza praticamente muovere un dito, comprare da Sigma a un tot, e rivenderlo poi 10 volte tanto.

Da sinistra, Sigma MF 28-70mm F/3.5-4.5 UC, e poi le due versioni Leica, Vario-Elmar-R 28-70mm F/3.5-4.5 II, Vario-Elmar-R 28-70mm F/3.5-4.5 I.
Non male come business. Così fu, comunque, e per un numero non indifferente di ottiche.

Leica non concedeva, tranne qualche caso sporadico, alle ditte terze di costruire ottiche con attacco Leica R. Non ce n’erano Sigma, Tamron, Tokina, Vivitar con attacco Leica. Però se le faceva costruire rimarchiate.

In un modo o nell’altro, tra gli obiettivi effettivamente disponibili in montatura Leica R, quelli costruiti da altri sono ben 23, una grossissima percentuale, mai vista in nessun altro sistema fotografico, laddove ognuno costruiva rigorosamente in proprio tutta la produzione. Vediamoli in dettaglio:

Da sx, C-Y Distagon T* 15mm F/3.5 e Super-Elmar-R 15MM F/3.5. Due oggetti costosissimi e molto prestanti, al tempo qualitativamente al top
1. SUPER-ELMAR-R 15MM F/3.5 (Zeiss 1980). Ottica pionieristica caratterizzata da elevata luminosità relativa (f/3,5 contro f/5.6 del Nikon o f/8 dell'Hologon), difficoltà, al tempo, di un progetto retrofocus, soddisfacente controllo delle aberrazioni, sistema di lenti flottanti per mantenere elevata qualità d’immagine a tutte le distanze di ripresa. Costruita da Carl Zeiss (Oberkochen) fin dal 1974 per il sistema Contax-Yashica, denominato Distagon T* 15mm F/3.5. Realizzato poi in montatura Leitz nel 1980. Al tempo godeva di grande fama, quotato come il miglior ultra grandangolare della classe. Almeno qui si trattava dell'acquisizione di un acuto di Zeiss.

2. SUPER ELMARIT 15MM F/2,8 (Schneider Kreuznach 2001), Dopo ben 21 anni, nel 2001, il Super Elmar viene aggiornato con un Elmarit, dunque un f2.8. Costruito stavolta da Schneider, chiaramente molto più moderno, più luminoso, più corretto, con quasi 30 anni di meno sul groppone e dunque più prestante.

3. FISHEYE-ELMARIT-R 16MM F/2.8 (Minolta 1974). Obiettivo progettato e prodotto da Minolta Camera (Osaka). Otticamente e meccanicamente è il MINOLTA MC FISH-EYE ROKKOR-OK 16mm F/2.8 del 1973. Successivamente prodotto in montatura Leica R nel 1974. Obiettivo discreto, come tutta la produzione Minolta, stranamente mai successivamente aggiornato, e non perché fosse tanto buono da non essere necessario.

4. SUPER-ANGULON-R 21MM F/3.4. (Schneider Kreuznach 1965). Si tratta della versione Schneider per telemetro, adattata per essere montata sulle reflex Leicaflex, costruito dal 1965 al 1968. Una vera assurdità. Su una reflex, niente visione reflex, per cominciare. Infatti andava montato sulla macchina a mo’ di mirrorless, con lo specchio alzato. Niente messa a fuoco assistita dunque, ma solo metrica. Il tutto ovviamente carissimo. E per la visione, necessitava per giunta di un mirino esterno, quello delle telemetro M. Altro costo. Solo per Leicaflex standard, la prima prodotta.

5. SUPER-ANGULON-R 21MM F/4 (Schneider Kreuznach 1968). Nel 68 finalmente uscì la versione per reflex, sempre costruita da Schneider. Un po’ meno luminoso, ma finalmente un ultra grandangolare nativo per reflex. Ovviamente non può reggere il confronto con i moderni uwa, ma al tempo, con la pellicola, se la cavava abbastanza bene. Anche questo non fu mai aggiornato.

A sx Minolta MC W. Rokkor-SI 24mm F/2.8, a dx Leica Elmarit-R 24MM F/2.8
6. LEICA ELMARIT-R 24MM F/2.8(Minolta 1974). Versione Leica del Minolta MC W. Rokkor-SI 24mm F/2.8 del 1974. Obiettivo medio passabile, con caratteristiche tecniche avanzate alla presentazione, come il sistema di lenti flottanti, che garantivano dal peggioramento di qualità a brevi distanze. Se magari un uwa come il 21 poteva essere un po’ più complicato da realizzare (per Leitz, il più avanzato produttore di ottiche al mondo?), non si capisce proprio perché Leica non potesse costruirselo lei un banale 24/2.8. Che fra l’altro, anche lui, diversamente dal 28/2.8, non fu mai aggiornato fino all’estinzione del sistema R. E questo, diversamente dal Minolta stesso, che conobbe parecchie versioni, almeno altre 8, fino all’avvento dei modelli autofocus, a metà anni 80. Tuttora, mentre nel sistema M un paio di modelli ci sono, in L-mount invece non esiste un 24mm, a parte i Sigma. Insomma, focale critica, per Leitz, il 24mm.

7. Leica PC-Super-Angulon-R 28mm F/2.8 (Schneider Kreuznach 1988). Si tratta in realtà dello Schneider-Kreuznach PC-Super-Angulon 28mm F/2.8, un obiettivo decentrabile disponibile in pratica per tutti gli innesti, presente nel catalogo Leica dal 1988. Non male meccanicamente, non ha mai entusiasmato otticamente, anche in relazione al prezzo, molto “Leica”. Olympus già faceva da 5 anni un 24 e lo stesso Canon Eos, un paio d’anni dopo. Poi, ottiche decentrabili di altri marchi erano anche basculabili, e a un prezzo nettamente inferiore. Sembrava più un metterci una pezza.

A sx Schneider-Kreuznach PC-Super-Angulon 28mm F/2.8, a dx Leica PC-Super-Angulon-R 28mm F/2.8. Unica consolazione, il prezzo stavolta era quasi uguale uguale, chi lo voleva in montatura Canon, Contax, Nikon, Pentax etc., doveva sborsare gli stessi soldi.
8. Leica PA-Curtagon 35mm F/4 (Schneider Kreuznach 1970). Medesima operazione del 28mm, solo fatta quasi 20 anni prima. Valgono un po’ le stesse considerazioni di cui sopra.

9. Leica Vario-Elmar-R 28-70mm F/3.5-4.5 (Sigma 1990). Versione in montatura Leica R del Sigma MF 28-70mm F/3.5-4.5. Per quanto gli appassionati potessero accettare tutto dal marchio adorato, questa fu una delle peggiori operazioni e uno dei peggiori rospi da ingoiare. Il rifacimento non di un’ottica progettata da Zeiss, Schneider-Kreuznach, o Minolta, tutto sommato marchi più o meno blasonati e comunque titolari di altre realizzazioni di livello anche elevatissimo, a testimonianza del possesso di tecnologie avanzate. Ma uno zoomettino economico di un marchio che al tempo era sinonimo di prodotti a basso costo e modeste realizzazioni. Niente a che vedere col livello e con le realizzazioni attuali di Sigma, i cui esemplari migliori, quelli della serie “Art” rivaleggiano tranquillamente, e spesso perfino battono i modelli dei marchi originali.

Da sinistra, Sigma MF 28-70mm F/3.5-4.5 UC, e poi le due versioni Leica, Vario-Elmar-R 28-70mm F/3.5-4.5 II, Vario-Elmar-R 28-70mm F/3.5-4.5 I.
10. Leica Vario-Elmar-R 28-70mm F/3.5-4.5 II (Sigma 1997). Stesso obiettivo con leggere modifiche nella montatura e stesse considerazioni del modello precedente.

11. Leitz Vario-Elmar-R 35-70mm F/3.5 I (Minolta 1983). Si tratta del Minolta MD 35-70mm F/3.5. Almeno questo era prodotto da un marchio un po’ più presentabile, ma comunque sempre di un rifacimento si trattava, e per giunta di un prodotto economico.

12. Leica Vario-Elmar-R 35-70mm F/3.5 II (Minolta 1988). Qualche anno dopo viene fatta questa versione con qualche piccola miglioria meccanica (la parte anteriore non ruota, più comodo con l’uso dei polarizzatori, e con un attacco filtri maggiorato, da 60 a 67, un piccolo miglioramento della vignettatura, ma solo a 35mm). Inezie, ovviamente, la parte ottica è sempre la stessa del Minolta MD 35-70mm F/3.5 e la manovra è la stessa, il rifacimento di un modello economico.

Da sx, Minolta MD 35-70mm F/3.5 e Leica Vario-Elmar-R 35-70mm F/3.5
Rimarchiare e vendere come originali questi zoomettini di varie provenienze fu tra le operazioni peggiori di Leitz. Vero cinismo commerciale. Prendere prodotti economici, rifargli una montatura simil Leica (comunque più leggera e delicata) e venderli a 6-7-10 volte il prezzo originale. Contando sulla fedeltà degli utenti che, incredibilmente, non vacillava nemmeno di fronte a condotte di questo tipo. Ovviamente, negli anni 80 non era facile per l’utente medio accedere ad informazioni di questo tipo. Comunque le riviste, i commercianti, lo dicevano apertamente, ed era risaputo da chi un minimo si interessava. Ma anche ora, che le informazioni circolano molto più, la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata, e con la massima condiscendenza della clientela. Con l’attenuante che gli obiettivi attuali costruiti da altri, anche se non si sa mai bene da chi e dove, hanno talvolta qualità, almeno ottica, di alto livello. Mentre allora…

13. Leica Vario-Elmar-R 35-70mm F/4 (Kyocera Zeiss 1997). Finalmente il livello sale. Costruito in Giappone da Kyocera, la stessa fabbrica che produceva gli Zeiss per Contax-Yashica made in Japan.

14. Angenieux 45-90mm F/2.8 (Angenieux 1968). Primo zoom per Leica reflex, del lontano 1968. Obiettivo di razza, fra i primi zoom f2.8 mai prodotti. Costruito dalla francese Angenieux, nota marca di zoom per cinema e tv. Unica operazione, la collaborazione con Angenieux, con un minimo senso, per l’anno in cui è stata concepita, il 1968, e per il prodotto, per i tempi, e avveniristico per l’elevata luminosità. Marcato Angenieux Made in France for Leica.

15. Zoom-R Angenieux 35-70mm F/2.5-3.3 (Angenieux 1982). Zoom discreto, costruito anche con altre montature. Non marcato Leica, ma con attacco Leica, dunque approvato da Leica. Diversamente da tutti gli altri marchi universali, che non producevano/potevano-produrre ottiche con attacco Leica R.

16. Zoom-R Angenieux 70-210mm_F/3.5 (Angenieux 1982). Zoom discreto, costruito anche con altre montature. Non marcato Leica, ma con attacco Leica, dunque approvato da Leica. Diversamente da tutti gli altri marchi universali, che non producevano/potevano-produrre ottiche con attacco Leica R.

17. Tele-R Angenieux 180mm APO_F/2.3 (Angenieux 1986). Tele apocromatico luminoso di qualità, costruito anche con altre montature. Non marcato Leica, ma con attacco Leica, dunque approvato da Leica. Diversamente da tutti gli altri marchi universali, che non producevano/potevano-produrre ottiche con attacco Leica R.

Angenieux DEM 180mm F/2.3 APO. Stranissima operazione questa, di concedere l'attacco R. Leica ha sempre avuto molta attenzione verso questa focale, ha sempre avuto più ottiche di questa focale e luminosità diverse, f2, f2.8, f3.4, f4. E ha dimostrato di non avere idiosincrasie particolari, nel produrre tele di qualità. Cosa che invece aveva eccome coi grandangoli.
18. Tele-R Angenieux DEM 200mm ED_F/2.8 (Angenieux 1988). Tele di qualità, costruito anche con altre montature. Non marcato Leica, ma con attacco Leica, dunque approvato da Leica. Diversamente da tutti gli altri marchi universali, che non producevano/potevano-produrre ottiche con attacco Leica R.

Poco comprensibile anche questa operazione, a meno di malignare al solito intorno al discorso profitti. Queste ottiche erano sicuramente molto buone, talvolta migliori delle stesse Leica R (soprattutto di quelle che a loro volta erano rimarchiate). Ma non mancavano nel corredo Leica, soprattutto i 180mm.

19. Vario Elmar-R 80-200/4.5 (1974) (MINOLTA MC ZOOM ROKKOR 80-200/4.5 1973)

20. Vario Elmar-R 75-200/4,5 (1978) (MINOLTA MD ZOOM ROKKOR 75-200/4.5 1978)

21. Vario Elmar-R 70-210/4.0 (1984) (MINOLTA MD ZOOM ROKKOR 70-210 1:4 1983)

Questi tre zoom tele hanno una genesi molto simile. Sono tutti Minolta, non particolarmente prestanti, leggermente migliorati ogni 5 anni, seguendo gli aggiornamenti Minolta. In montatura “Leica”, ma più leggera e sicuramente meno resistente e funzionale dei veri Leica. Operazione simile a quella degli altri zoomettini visti prima per cui valgono le stesse considerazioni. Prendere prodotti di livello medio da 4-500mila lire, mettergli il marchio Leica e venderli anche a oltre 3 milioni di lire, ossia 6-7 volte tanto. Disponiamo dell’ultimo, il 70-210/4, trovato tempo fa nuovo insieme ad uno Zeiss 80-200/4, come rimanenze di magazzino. A conferma di quanto detto.

A sx Minolta MD zoom Rokkor 70-210/4, a dx Vario Elmar-R 70-210/4. Stesso identico obiettivo, montatura diversa.
22. Vario Elmar-R 80-200/4 (Kyocera Zeiss 1996). Diverse invece le origini di questo zoom, più moderno e di prestazioni nettamente migliori. Stessa provenienza del 35-70/4, Kyocera, Japan. Pur avendo alcune piccole differenze (doppia ghiera al posto del one-touch, la più eclatante), e uno schema ottico leggermente diverso, ricorda moltissimo l’80-200/4 Zeiss per Contax-Yashica, fisicamente molto simile e di cui ricalca anche le ottime prestazioni.

23. MR-Telyt-R 500mm F 8 . Progettato da Minolta. Otticamente e meccanicamente l'obiettivo non è altro che il MINOLTA RF ROKKOR 500mm 1:8 (1977). Si tratta comunque di una ottima realizzazione di Minolta, specialista nella progettazione e costruzione di questa tipologia di obiettivi.

Il 500mm catadiottrico di Leica. Un buon obiettivo costruito in realtà da Minolta, come molti altri.
Insomma almeno ben 23 obiettivi, su una produzione di una 50ina di ottiche (fino alle ultime prodotte anche da altri costruttori, quindi altro che il 32%, molto di più in realtà, quasi la metà). Dopo questa fase in cui, per vari motivi, non riuscivano a produrre queste ottiche e/o preferivano demandarne ad altri la realizzazione, seguì un periodo migliore in cui, a parte decentrabili e uwa, produssero anche ottiche di questa tipologia, grandangoli, macro, zoom, tele luminosi, di alto e anche altissimo livello e prezzo conseguente, senza avvalersi di altre collaborazioni. Tuttavia, alcuni obiettivi, pochi, pur datati e obsoleti, non li sostituirono mai.


SITUAZIONE ATTUALE. Queste “collaborazioni” sono continuate nel tempo, in maniera più o meno estesa. Fino a sfociare nella nascita del consorzio L-Mount, insieme a Panasonic e Sigma. In questo consorzio, i tre marchi producono sia corpi macchina che obiettivi, e condividono la stessa baionetta, quindi sono tutti interscambiabili. Una scelta molto interessante e lungimirante quella di questi due partner. Il primo, Panasonic, inizialmente all’avanguardia nell’elettronica e nella produzione di corpi macchina moderni e sofisticati con attacco 4/3 e m4/3, ora anche ff. Il secondo, Sigma, con un passato dedicato alla realizzazione di obiettivi universali economici, comunque di qualità accettabile. Ma con una produzione attuale di obiettivi di qualità anche elevatissima, uguale e talvolta anche superiore otticamente alle ottiche originali dei marchi più noti e blasonati.

Non ci vuole molto a fare 2+2. I corpi Leica L-Mount sfruttano, non è dato sapere quanto, le tecnologie elettroniche Panasonic. Le ottiche Leica L-Mount sfruttano, non è dato sapere quanto, le tecnologie Sigma, a livello di ottica, elettronica e, soprattutto, autofocus. Alcune ottiche del corredo L-Mount, soprattutto zoom, sono platealmente le versioni Leica dei corrispondenti obiettivi Sigma. Altre sono condivise da Leica, in versione f2, e Panasonic, come f1.8 , ma condividono completamente lo schema ottico. Altre invece, quasi tutte quelle marcate Apo, “sarebbero” una produzione “interamente Leica”, secondo la vulgata dei simpatizzanti. Vista la produzione ormai di altissimo livello di Panasonic e Sigma, i più maligni dicono che le fotocamere SL le produce Panasonic, mentre gli obiettivi SL li fa Sigma. Visto che è tutto marcato Leica, come distinguere le ottiche Leica (in teoria quasi-Leica) dalle altre non-Leica? Molto facile, basta guardare il prezzo. Quelle in cui siamo intorno a 2-3k€, sono quelle apertamente Sigma - Panasonic. Quelle in cui invece il prezzo è “Leica”, ossia 5-6k€ a pezzo, "in teoria" sarebbero prodotte direttamente a Wetzlar e marcate “made in germany”.

Ad esempio le seguenti sarebbero quelle prodotte da Sigma (tra parentesi il prezzo dei corrispondenti Sigma, circa la metà):

1. Leica Super-Vario-Elmarit-SL 14-24mm f/2.8 ASPH 2540€ (1450)

2. Leica Vario-Elmarit-SL 24-70mm f/2.8 ASPH 2600€ (1359)

3. Leica Vario-Elmarit-SL 70-200mm f/2.8 ASPH 3200€ (1699)

4. Leica Vario-Elmar-SL 100-400 f/5-6.3 2200€ (1022)

5. Leica Extender L 2.0X 1000€ (485)

6. Leica Extender L 1.4x 800€ (411)

A sx Sigma 24-70mm f/2.8 DG DN, a dx Art Leica Vario-Elmarit-SL 24-70mm f/2.8 ASPH
Qui invece quelle condivise con Panasonic (tra parentesi)

Leica Summicron-SL 35mm f/2 ASPH 2290€ (Panasonic Lumix S 35mm f/1.8 673€)

Leica Summicron-SL 50mm f/2 ASPH 1985€ (Panasonic Lumix S 50mm f/1.8 465€)

Sembrano lenti diverse, meno luminosa e più pesante (?) Leica, più luminosa e più leggera (?) Panasonic.

Ma i dati parlano chiaro

A sx Panasonic Lumix S 35/1.8, a dx Leica Summicron-SL 35mm F/2 Asph. Praticamente identiche le dimensioni. Cambia il peso, maggiore nel Summicron per la montatura in metallo
PANASONIC LUMIX S 35mm F/1.8 | LEICA SUMMICRON-SL 35mm F/2 ASPH
Focale: 35 mm | 35 mm
Formato: FF, APS-C | FF, APS-C
Angolo di campo: 63.4° | 63.4°
Diaframma Max.: f/1.8 | f/2
Lamelle diaframma: 9 | 9
Lenti/Gruppi: 11 lenti 9 gruppi | 11 lenti 9 gruppi
Min. distanza fuoco: 0.24 metri | 0.24 metri
Rapporto riproduzione: 0.22x | 0.22x
Stabilizzazione: No | No
Messa a fuoco: Stepper Motor | Stepper Motor
Messa a fuoco interna: Si | Si
Diametro filtri: 67 mm | 67 mm
Paraluce: In dotazione | In dotazione
Tropicalizzazione Si | Si
Peso: 295 g | 400 g
Dimensioni: 74 x 82 mm | 74 x 83 mm
A sx Panasonic Lumix S 50/1.8, a dx Leica Summicron-SL 50mm F/2 Asph. Praticamente identiche le dimensioni. Cambia il peso, maggiore nel Summicron per la montatura in metallo
PANASONIC LUMIX S 50mm F/1.8 | LEICA SUMMICRON-SL 50mm F/2 ASPH
Focale: 50 mm | 50 mm
Angolo di campo: 46.7° | 46.7°
Formato: FF, APS-C | FF, APS-C
Diaframma Max.: f/1.8 | f/2
Lamelle diaframma: 9 | 9
Lenti/Gruppi: 9 lenti 8 gruppi | 9 lenti 8 gruppi
Min. distanza fuoco: 0.45 metri | 0.45 metri
Rapporto riproduzione: 0.14x | 0.14x
Stabilizzazione: No | No
Messa a fuoco: Stepper Motor | Stepper Motor
Messa a fuoco interna: Si | Si
Diametro filtri: 67 mm | 67 mm
Paraluce: In dotazione | In dotazione
Tropicalizzazione: Si | Si
Peso: 300 g | 402 g
Dimensioni: 74 x 82 mm | 74 x 83 mm

L'aumento di peso a fronte di una minore luminosità non deve sorprendere più di tanto. Lo schema ottico è identico. Quello che cambia è la montatura, più robusta come da tradizione per i Leica, tutta in metallo. La diversa luminosità poi, f1.8 vs f2.0, si può ottenere con una maggiore schermatura della lente frontale, e può essere a favore di una diminuzione della vignettatura meccanica, pur restando identiche le lenti.

Nonostante tutti questi dati siano comunemente disponibili su depliant e pubblicazioni varie sul web, tuttavia pochi utenti ne vengono realmente a conoscenza. Anche perchè le poche riviste rimaste, tester, blogger, youtuber vari, non hanno alcun interesse a sottolineare questi aspetti. Anzi, si guardano bene dal farlo, altrimenti perdono inviti, viaggi interamente pagati, materiali da "testare", e benefit vari :-).

Insomma, infine, come già osservato, un'azienda non ha alcun interesse a far conoscere per filo e per segno a chicchessia delicati risvolti interni riguardo a chi costruisce esattamente cosa e/o quanto di quel cosa.

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Fin dagli anni 70, ho vissuto la fotografia in silenzio e solitudine, come ricerca personale. Ora ho modo di condividerla con mio figlio e tanti amici, il modo migliore per praticarla